Pietro Verri
Pietro Verri, discendente da una delle più nobili e importanti famiglie milanesi, dotato di grande intelligenza e di una rara capacità di rinnovarsi per la sua geniale sete di conoscere e di sapere, nacque a Milano il 12 dicembre 1728 da Gabriele, magistrato di notevole carisma, presidente del Senato milanese negli ultimi anni della sua vita, e dall’aristocratica Barbara Dati.
Compie i suoi primi studi nei Collegi dei Gesuiti di Monza e Brera e li proseguirà prima nella scuola pubblica di sant'Alessandro, retta dai Padri Barnabiti, nel Collegio Nazareno di Roma (che più tardi paragona con orrore all'esperienza avuta nei sordidi accampamenti imperiali durante la guerra dei Sette Anni), e infine a Parma nel Collegio dei Nobili, retto dai Gesuiti; nel 1741 nascerà il fratello Alessandro, col quale dividerà interessi culturali vari e vasti e che lascerà una traccia profonda nell'ambito dell'Illuminismo milanese.
Nel 1757 pubblica un almanacco dal titolo Il gran Zoroastro, ossia predizioni astrologiche per il 1758, tratte da un manoscritto di pietra e dall'egiziano in volgare favella per la pubblica utilità tradotte, scritto secondo l'uso del tempo, in tutti i linguaggi possibili, dal greco al dialetto milanese, in cui mette alla berlina i vizi della società aristocratica milanese con i suoi scandali e le sue superstizioni, con un tono ferocemente avverso al clero, ai nobili e ai pregiudizi popolari. Ripete la pubblicazione l'anno seguente, un'edizione per il 1759, in cui attenua certi toni violenti e sarcastici; ne pubblicherà un terzo nel 1762 intervenendo a favore di Cesare Beccaria nella polemica contro il marchese Carpani. Un ultimo Gran Zoroastro per l'anno bisestile 1764, verrà pubblicato l'anno seguente.
Tra il 1759 e il 1760 viaggia tra Vienna (dove partecipa a una guerra contro la Prussia, dopo aver ottenuto il brevetto di Capitano), Dresda, ancora Vienna per ritornare infine a Milano, dove pubblica un trattato Sul tributo del sale nello stato di Milano ed uno Sulla grandezza e decadenza del commercio di Milano, allo scopo di attirare su di sé l'attenzione delle autorità regie mostrando le sue attitudini a ricoprire un incarico nella pubblica amministrazione. Sulla questione monetaria ed economica tornerà nel 1762 pubblicando a Lucca il Dialogo tra Fronimo e Simplicio sul disordine delle monete nello Stato di Milano.
Nel 1761, in un momento di generale crisi dei periodici eruditi, fonda assieme ad altri la rivista Il Caffè, che comincia le sue pubblicazioni nel giugno 1764 uscendo con una cadenza di dieci giorni e durerà fino al maggio 1766: due anni ricchi di animazione culturale e di contributi originali di idee.
Intanto si diffondono in Europa nuove idee che egli enuclea nelle Meditazioni sull'economia politica (1771) che esaltano la libera iniziativa e prospettano l'ideale di un sistema statale in cui avrebbe dovuto essere garantita la felicità al maggior numero possibile di cittadini, i migliori dei quali avrebbero dovuto essere chiamati a ricoprire i più elevati uffici pubblici: siamo, come si può notare, più all'interno dell'utopia illuministica che dell'analisi razionale della realtà quotidiana ed economica oltre che politico-amministrativa.
Nel 1781 pubblica i Discorsi sull'indole del piacere e del dolore, che erano già usciti separatamente (il primo nel 1773), in cui stabilisce la teoria che il piacere consiste nella cessazione del dolore. Nel 1783 dà alle stampe la Storia di Milano, dopo una diligente ricerca delle antiche memorie milanesi, soprattutto sul piano economico, un'opera che riceve il plauso anche delle autorità viennesi, soprattutto del Principe Kaunitz che in una lettera del 4 settembre di quell'anno ebbe a scrivere: “…non dubito che l'opera avrà tutto quel merito che si può sperare dall'erudizione dell'autore, guidato da uno spirito filosofico e superiore alla maniera di pensare comune a' compilatori di simili storie, e per lo più privi di sana critica".
All'arrivo di Napoleone nel 1796, Verri sessantottenne prende parte, con i compagni di gioventù Alfonso Longo (1738-1804) e Luigi Lambertenghi (1739-1813), alla fondazione della Repubblica Cisalpina, culla del tricolore italiano.
Muore il 28 giugno 1797, proprio durante una riunione nella sala della Municipalità, per un improvviso attacco apoplettico, a sessantotto anni.
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