Vittorio Alfieri

Proveniente da una famiglia della facoltosa nobiltà terriera, Vittorio Alfieri perde prestissimo il padre. A seguito della tragedia la madre si risposa mentre il piccolo Vittorio, dopo un periodo trascorso nella casa di famiglia, nel 1758 entra nella Reale Accademia di Torino.
A conclusione degli studi viene nominato alfiere dell'esercito regio ed è assegnato al reggimento provinciale di Asti.
L’Accademia viene sentita come una prigione dal drammaturgo di Asti che nella sua “Vita” scrive: “In età  di nove anni e mezzo mi ritrovai dunque ad un tratto trapiantato in mezzo a persone sconosciute, allontanato affatto dai parenti, isolato, ed abbandonato per così dire a me stesso; perché quella specie di educazione (se chiamarla pur vorremo educazione) in nessuna altra cosa fuorché negli studi, e anche Dio sa come, influiva sull’animo di quei giovinetti” (Vittorio Alfieri, “Vita”, RCS Rizzoli libri, Milano, 1987).
Lascia l’Accademia e da quel momento viaggia a lungo per tutta l'Europa, spesso precipitosamente, per dare sfogo ad un'inquietudine interiore che difficilmente si placava. Disadattato e riottoso, era profondamente disgustato dagli ambienti cortigiani di Parigi, Vienna e Pietroburgo, mentre, viceversa, lo attiravano le solitudini dei paesaggi scandinavi o di quelli spagnoli. Nei numerosi viaggi effettuati in quel periodo, sull'onda di quella sensibilità sensibile e onnivora, visitò paesi importanti come la Francia, l'Inghilterra, la Germania, l'Olanda e il Portogallo.
Nel 1775 capita un avvenimento che cambia totalmente la vita di Alfieri: costretto a passare ore in silenzio per prestare assistenza a un’amica malata, il drammaturgo incomincia per noia a buttare giù l’abbozzo della tragedia “Antonio e Cleopatra”, poi rappresentata al Teatro Carignano di Torino con grande successo. La strada oramai è segnata: compito nella vita dell’Alfieri sarà quello di dare all’Italia delle tragedie l’altezza di quelle francesi. Decide allora di soggiornare in Toscana e per migliorare la scrittura decide di studiare la grammatica e i classici della letteratura del Belpaese da Dante Alighieri a Francesco Petrarca, da Ludovico Ariosto a Niccolò Machiavelli. Nel 1775 comincia a scrivere Filippo e Polinice, che porterà a termine nel 1783 mentre tra il 1776 e il 1777 vedono la luce Antigone, Agamennone e Oreste.
Tra il 1777 e il 1779 nascono le cosiddette “tragedie della libertà”: Virginia, Timoleone e La congiura dei pazzi. Nel 1782 scrive la Merope e una tragedia che è considerata il suo massimo capolavoro, Saul (l’altro capolavoro assoluto alfieriano è la Mirra scritta tra il 1784 e il 1786). Intanto agli inizi degli anni Ottanta la sua relazione con la contessa d’Albany lo ha portato a Roma e in seguito in Alsazia. Dopo aver scritto le due tragedie Bruto primo e Bruto secondo, si reca a Parigi, città dalla quale, a seguito dei moti rivoluzionari (Alfieri era un nobile) è costretto a fuggire in maniera rocambolesca. In seguito mostrerà grande disprezzo per il popolo francese e per gli insorti nella sua opera Misogallo (1793-1798). Nel 1790 Alfieri comincia a scrivere il resoconto della sua esistenza, Vita di Vittorio Alfieri da Asti scritta da esso, autentico capolavoro del genere biografico.


Vittorio Alfieri è presente su ebook.it con i seguenti titoli:

Letteratura